Tirano, tangenziale e terreni agricoli  Coldiretti fa il conto dei danni
Coldiretti preoccupata per l’impatto della strada sull’agricoltura

Tirano, tangenziale e terreni agricoli

Coldiretti fa il conto dei danni

La presa di posizione all’indomani delle rassicurazioni su fondi e tempi.

Dopo la presa di posizione di qualche settimana fa per i terreni agricoli che la tangenziale di Tirano con il suo tracciato inevitabilmente eroderà «e di cui nessuno parla», la Coldiretti di Sondrio torna sul punto all’indomani dell’arrivo da Roma delle nuove rassicurazioni sui finanziamenti e sui tempi dell’appalto dell’attesa opera nel 2018.

E lo fa snocciolando i numeri delle superfici e delle aziende interessate «dal danno agricolo»: 18 ettari di superficie interessata a frutteto, più 5 di altre colture; 370 proprietari; 82 aziende agricole; 20 operai fissi e stagionali; oltre 40mila piante da frutto per una produzione complessiva di 7.200 quintali.

«Tutti parlano di impegni rispettati e delle solite tante chiacchiere - sottolineano da Coldiretti in riferimento alla soddisfazione espressa dai due senatori locali Della Vedova e Del Barba per le rassicurazioni arrivate per il progetto viario -, ma non anche di numeri, di valutazioni, delle implicazioni dirette, ovvero di territorio con sottrazione di superfici coltivate, di imprese agricole che saranno costrette a chiudere, di famiglie che resteranno senza reddito, di operai agricoli che resteranno senza lavoro. Per tanto chi considera negativamente la presa di posizione di Coldiretti Sondrio sulla rivendicazione per gli indennizzi e ritiene che le valutazioni siano inutili polemiche, ricordiamo che il territorio che viene sottratto per la realizzazione dell’opera pubblica sono coltivazioni agricole condotte da imprese agricole, che non sono una cosa astratta ma sono un gruppo importante di persone, lavoratori, intere famiglie che perderanno lavoro e reddito».

La posizione di Coldiretti non è avulsa dalla realtà. Sono proprio loro a rivendicarne la concretezza «di opere ne sono sempre state fatte anche in passato - dicono -, tenendo sempre conto però del bene primario per la collettività intera» smentendo così chi addita la categoria dei coltivatori diretti come quella che non vuole le opere pubbliche.

Come già fatto nel recente passato la Federazione provinciale ribadisce di non voler apparire sovversiva o, peggio ancora, ostacolare il miglioramento della viabilità, ma assicura che vigilerà sulla corretta attuazione delle progettazioni ed esecuzioni dei lavori e sugli indennizzi a coloro che mettono in gioco parte delle loro aziende e del loro reddito per il bene comune.

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