L’Imu sui fabbricati rurali  «Esenzioni per alpeggi e stalle»
Le baite anche se non abitate fanno parte del patrimonio alpino

L’Imu sui fabbricati rurali

«Esenzioni per alpeggi e stalle»

Preoccupazione per le conseguenze dei controlli annunciati dal Fisco

Spavetti: «Il rischio è che i proprietari rinuncino alla manutenzione per non pagare».

Il rischio è quello che i proprietari di fabbricati rurali - per intendersi le casette e baitine in pietra di cui sono disseminate le montagne valtellinesi e non solo - non facciano più la manutenzione degli immobili tanto da rischiare di fare cadere il tetto e, in questo modo, evitare di pagare l’Imu che può arrivare a costare per questi edifici (ovviamente non stiamo parlando di quelli trasformati in seconda casa) dai 200 ai 500 euro nei Comuni turistici.

È Santo Spavetti, geometra della Valcamonica legato alla Valtellina per motivi di lavoro e affettivi (il bisnonno era di Grosio) a sollevare la problematica degli eccessivi tributi cui sono sottoposte le baite negli alpeggi e in montagna.

In altre zone montane c’è addirittura chi abbatte il tetto delle casine per non pagare l’Imu con la conseguenza che si va a depauperare il territorio di un patrimonio architettonico importante e ad aggravare la situazione di abbandoni e spopolamento della montagna.

«In questi giorni agli intestatari di fabbricati rurali, non censiti al catasto urbano, stanno arrivando lettere da parte dell’Agenzia delle entrate che annunciano azioni di controllo delle caratteristiche degli immobili rurali - spiega Spavetti -. La questione riguarda molti ex contadini in pensione e contadini con piccole attività montane con pochi capi allevati e modeste entrate, che non riescono nemmeno ad essere imprenditori agricoli e si vedono costretti a pagare per i fabbricati rurali un Imu equivalente spesso a quello di un appartamento. Queste persone con pensioni modeste o redditi da incapienti dovrebbero pagare la pratica catastale, oltre a Imu e Tasi ogni anno. Molti non hanno la possibilità oggettiva di accatastare gli immobili e di pagare la tassa e verrebbero vessati con alte sanzioni. Si consideri che i fabbricati rurali, generalmente per la posizione decentrata, la mancanza di strade di accesso e la struttura, non sono utilizzabili se non per uso agricolo e nel periodo estivo. Invece dovrebbero essere accatastati al catasto urbano con una tassazione spropositata e iniqua».

Da qui la proposta per i Comuni: lo Stato dovrebbe - secondo il tecnico - cambiare la normativa catastale, in quanto è palese che i fabbricati rurali agricoli (non di imprenditore agricolo) necessitino di una categoria apposita e non essere equiparati agli immobili residenziali. «A mio parere servirebbe esentare i fabbricati destinati unicamente all’agricoltura e all’alpeggio, stabilendone le caratteristiche (ancora adibiti a stalla fienile e locali agricoli e non usati per altri scopi) – dichiara -. Se non si interviene, specialmente in certi Comuni privi di sensibilità, i fabbricati rurali ancora esistenti verranno lasciati crollare o demoliti per evitare la tassa con perdita del patrimonio storico architettonico e mancata coltivazione dei pochi terreni ancora coltivati, con abbandono anche della manutenzione del territorio e aumento del dissesto idrogeologico e rischio incendi. Gli amministratori locali dovrebbero fare un giro in Valposchiavo e vedere la differenza di un paesaggio con i prati falciati e attività agricole tutelate e funzionanti e lo stato di abbandono delle nostre zone».

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